Museo Francesco Gonzaga


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a Palazzo Te

Gli Arazzi dei Gonzaga nel Rinascimento

GLI ARAZZI DEI GONZAGA NEL RINASCIMENTO
Da Mantegna a Raffaello e Giulio Romano

MANTOVA, PALAZZO TE
dal 14 marzo al 27 giugno 2010

“Si ritirorno tutti insieme in alcune camere tappezzate di finissimi et bellissimi drappi d’oro, d’argento et di seta di più colori, maestrevolmente contesti, ne i quali tanti diversi animali, alberi, frutti et fiori al vero conformi dentro vi si scorgeano, che’l gran Parasio et l’ingegnoso Fidia, l’uno in tela et l’altro in marmo a gran pena gli havrebbe potuti più alla maestra natura verisimili dimostrare.” Ecco come descrive la residenza episcopale del cardinale Ercole Gonzaga a Mantova un testimone delle nozze, avvenute nell’ottobre del 1549, tra Francesco III, figlio del duca Federico II, e Caterina d’Austria. Fin dall’antichità i tessuti preziosi sono stati la componente ornamentale mobile prediletta di re e nobili di tutta Europa e dalla metà del Trecento gli arazzi ne hanno rappresentato la parte primaria. Quei tessuti di dimensioni gigantesche, veri e propri affreschi mobili, facili da trasportare da una residenza all’altra, da appendere e staccare, non si limitavano alla funzione di difendere dal freddo e dalle intemperie ma dovevano anche costituire uno sfondo variopinto e conforme ai desideri dei committenti e ne manifestavano la ricchezza e il prestigio. La maggior parte degli arazzi delle antiche collezioni era realizzato da artisti fiamminghi e proponeva scene campestri che offrivano durante le stagioni più rigide la possibilità di usufruire di una specie di “giardino d’inverno”. Ma ne esistevano anche altri con intessute storie complesse e considerate sia dei modelli, che dei suggerimenti autocelebrativi dei loro proprietari: per un cardinale venivano ad esempio commissionate storie di eroi biblici, come Davide o Saul o Mosé, o di personaggi cristiani dagli Atti degli apostoli, oppure per un uomo d’armi storie profane, come quelle di Enea o di Alessandro o le Fatiche di Ercole.

L’affascinante mostra primaverile Gli arazzi dei Gonzaga nel Rinascimento. Da Mantegna a Raffaello e Giulio Romano, fortemente voluta dal Comitato Scientifico del Centro di Palazzo Te presieduto da Salvatore Settis, posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e di S.M. Alberto II Re del Belgio, patrocinata dalla Regione Lombardia Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, promossa e organizzata dal Comune di Mantova, dal Centro Internazionale d’Arte e Cultura di Palazzo Te, dal Museo Civico di Palazzo Te, dal Museo Diocesano Francesco Gonzaga e dal Museo di Palazzo Ducale – Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le Provincie di Mantova Brescia e Cremona, sostenuta da Provincia di Mantova, Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Mantova e Fondazione Banca Agricola Mantovana, con il contributo di Fondazione Monte dei Paschi di Siena, e curata da Guy Delmarcel, tra i massimi esperti europei di arte del tessuto, in collaborazione con Nello Forti Grazzini, Stefano L’Occaso e Lucia Meoni, presenta una selezione - trentaquattro opere - degli arazzi più belli appartenuti ai Gonzaga e realizzati durante il Rinascimento.

I signori di Mantova acquistarono infatti degli arazzi fin dal Quattrocento, seguendo in questo l’esempio delle altre grandi famiglie italiane, come gli Estensi a Ferrara o i Farnese a Parma. Ma fu soprattutto nel Cinquecento che gli acquisti di arazzi conobbero un forte incremento per via dell’interesse nutrito verso questa particolare arte dai tre figli di Francesco II Gonzaga (1466-1519), quarto marchese di Mantova, e di Isabella d’Este (1474-1539): Federico II (1500- 1540), primo duca e committente di Palazzo Te; Ercole (1505-1563), cardinale e legato pontificio al Concilio di Trento, e Ferrante (1507-1557), comandante in capo delle truppe imperiali, poi governatore di Milano e fondatore del ramo di Guastalla. Le loro collezioni, e in parte minore anche quelle dei loro successori, ebbero dimensioni imponenti. L’inventario di Federico dopo la sua morte, avvenuta nel 1541, riporta 315 pezzi, purtroppo senza molti dettagli relativamente ai soggetti. Quello dei signori di Guastalla, eredi di Ferrante, redatto nel 1590, comprende 27 serie per un totale di 172 arazzi; infine quello dei duchi di Mantova, stilato nel 1614, ne segnala 57 per un totale di 386 pezzi. Molti di questi nei secoli seguenti andarono incontro a distruzione, o furono consunti dall’uso, molti vennero acquisti da altri nobili italiani. Tanto è vero che quando nel 1749 il ramo dei Gonzaga di Guastalla si estinse, gli arazzi sopravvissuti erano solo 58. Ma nell’insieme tutto ciò che è giunto fino a noi non è che una piccola parte dei tesori dei tre figli di Isabella: un arazzo che fu del duca Federico, ventuno di Ercole e trenta di Ferrante, per un totale di cinquantadue opere. Una buona parte è oggi esposta in mostra a Palazzo Te, insieme ad alcuni lavori dell’inizio e della fine del Cinquecento. Quasi tutti gli arazzi furono realizzati nelle Fiandre, oppure in Italia a opera di arazzieri di origine fiamminga. A quell’epoca i Paesi Bassi meridionali erano i maggiori produttori di arazzi, con Bruxelles come epicentro e con Anversa come principale centro di vendita grazie al porto più grande del Nord Europa, sede di un mercato apposito, il cosidetto “
tapissierspand” dove, a partire dal 1554, molti maestri arazzieri e commercianti potevano prendere botteghe in affitto. I clienti stranieri potevano acquistarvi delle serie già pronte, oppure commissionarne di particolari, da tessere sulla base di cartoni da essi stessi procurati. La predominanza fiamminga dei manufatti era dovuta alla superiorità progettuale e tecnica e alla organizzazione dell’“industria artistica” di Bruxelles. La maggior parte dei tessitori rimangono senza nome, anche se i loro prodotti sono contraddistinti dai marchi di bottega, obbligatori a Bruxelles dopo il 1528. A quell’epoca infatti quasi un terzo dei cittadini di Bruxelles era impiegato nella produzione di arazzi. Esistono numerose lettere scambiate tra il cardinale Ercole e suo fratello Ferrante e i loro agenti inviati al Nord, che ci rendono l’immagine viva di intense trattative commerciali. Gli arazzi in nostro possesso risalgono tutti all’“epoca aurea” di quella produzione fiamminga. D’altra parte va aggiunto che arazzieri fiamminghi erano in attività anche in Italia. Federico II, per esempio, assunse nell’ottobre del 1539 il tessitore oriundo di Bruxelles Nicolas Karcher, attivo presso la corte ferrarese all’incirca fin dal 1517. Karcher lavorò al suo servizio, quindi a quello del cardinale Ercole fino all’ottobre del 1545, quando si trasferì a Firenze ivi chiamato dai Medici. Tornò a Mantova alla fine del 1553, dove rimase fino alla morte, avvenuta nel 1562. Alcuni suoi arazzi realizzati a Mantova sono presentati in questa mostra. I Gonzaga si rivolsero talvolta anche ad altre manifatture, come per esempio all’arazzeria medicea di Firenze, per un arazzo con Giasone, e a una bottega parigina per una serie di arazzi dal soggetto religioso e destinata al duomo di Mantova.

La mostra, allestita da Roberto Soggia con COPRAT nelle sale dell’Ala Napoleonica di Palazzo Te e nell’ambiente delle Fruttiere, presenta trentaquattro arazzi tra cui segnaliamo alcuni eccezionali capolavori: la famosa Annunciazione di Chicago (1470-71 circa), il più antico arazzo di gusto rinascimentale sopravvisuto, che rievoca la Camera degli Sposi di Andrea Mantegna a Palazzo Ducale, tessuto per Ludivico II e utilizzato come ornamento del pulpito della Cattedrale di Mantova; gli arazzi del ciclo Millefiori, dal Palazzo Vescovile di Mantova, restaurati in occasione di questa esposizione; alcuni esemplari di serie differenti Giochi di Putti: un ciclo completo della Fondazione Progetto Marzotto di Trissino, un arazzo conservato presso la Galleria Raffale Verolino di Modena accompagnato da un disegno preparatorio di Giulio Romano e bottega proveniente dagli Uffizi, e un esemplare oggi al Gulbenkian Museum di Lisbona; tre arazzi della celebre serie Fructus Belli, provenienti da Bruxelles e Ecouen; otto arazzi con la Vita di Mosé, di cui quattro provenienti dal Centre des Monuments Nationaux di Châteaudun in Francia, e quattro dal Museo del Duomo di Milano; il magnifico arazzo della Storia di Giasone, con le armi di Alfonso I Gonzaga di Novellara, datato 1554 e acquisito nel 2003 dal Comune di Novellara, tessuto a Firenze nella Arazzeria Medicea, fondata dai fiamminghi Rost e Karcher che testimonia come anche i rami cadetti delle famiglie nobiliari s’interessavano a questa arte di corte; una serie, quasi sconosciuta, di quattro arazzi del ciclo Cefalo e Procri restaurati per la mostra e provenienti dai Musei Vaticani e da Ecouen; Incontro di Enea e Didone dalle Civiche Raccolte del Castello Sforzesco e Venere appare ad Enea dal Patrimonio Nacional (Madrid); quattro splendidi esemplari dalla Vita di Alessandro Magno (1600 circa) da Monselice (Padova). Il corpus principale di questi esemplari é stato collezionato dai tre fratelli Gonzaga, a parte L’Annunziazione, commissionata da Ludovico II, e la serie di Alessandro da Vincenzo I. L’unico esemplare che non fa parte della collezione Gonzaga è La pesca miracolosa da Raffaello e bottega, il cui cartone originale è stato eseguito dal maestro tra il 1514 e il 1516, mentre l’arazzo, insieme agli altri nove della serie, è stato tessuto nella Bottega di Pieter van Aelst di Bruxelles tra il 1516 e il 1519/21. L’opera, proveniente dai Musei Pontifici, era destinata alla decorazione della Cappella Sistina. Una successiva versione dell’intero ciclo degli Atti degli Apostoli è permanente esposta a Palazzo Ducale di Mantova, tra cui appunto il soggetto della Pesca miracolosa. Al Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova saranno invece esposti altri sei splendidi arazzi del ciclo Storie di Cristo e dei Santi mantovani realizzati dalla Manifattura di Dubout a Parigi e tre disegni preparatori provenienti dalla Bibliothèque Nationale di Parigi e due dal Cabinet de dessins del Louvre. Un viaggio emozionante tra la seta e i colori dei magnifici arazzi fatti realizzare dai Gonzaga nel Rinascimento è dunque quello proposto da Palazzo Te e dal Museo Diocesano di Mantova che ci offrono uno spettro ampiamente rappresentativo di quest’arte in Europa, in cui la varietà dei soggetti è pari alla bellezza del disegno.



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