Museo Francesco Gonzaga


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agosto09

Domenico Fetti (1588/89 - 1623)
Madonna col Bambino tra i santi Anselmo e Carlo Borromeo
olio su tela, 1616-1617

La lunetta proviene dagli Istituti Gonzaga e viene identificata da Safarik col "quadro dell'altare, sopra il quale sono dipinti la B.V col Bambino e altri due Santi di Domenico Feti" elencato nella "Cappella della Regio-Ducal Curia Senatoria" annessa al palazzo della Ragione, in una Nota delle pitture compresa nel Diario per l'anno 1749. Il dipinto, "ottimo lavoro del Feti"; è ricordato poco dopo (1763), pur senza descrizione, da Cadioli. Mancano purtroppo notizie sul suo trasferimento all'orfanotrofio femminile, dove è registrato nell'Inventario di Matthiae del 1935, riconoscibile dalla dettagliata descrizione nonostante la differente attribuzione (a "un artista ignoto che risentì forme del Viani") e le misure non coincidenti. In anni recenti è stato collocata nella sede attuale.
Qualche incertezza per la supposta collocaziore originaria potrebbe derivare dal formato, non consueto per una pala d'altare, ma giustificati dalla struttura a volta dell'oratorio del Tribunale tuttora esistente benché privo dell'abside. La commissione dovrebbe pertanto essere stata di alto rango, forse dello stesso duca Ferdinando, o in alternativa, del presidente del Senato di Giustizia Carlo Bardellone. In tal caso si spiegherebbe la presenza, nel dipinto, di san Carlo, mentre più ovvia appare quella di sant'Anselmo, patrono della città. Il significato civile e politico della raffigurazione è sottolineato anche dalla veduta di Mantova, presa dalla sponda orientale del lago Inferiore avvolta in un'atmosfera soffusa, col ponte di Giorgio ancora coperto: la copertura verrà demolita, dopo i danni del sacco, nel 1643.
Analoghe rappresentazioni della città compaiono in dipinti, pressoché coevi, di Francesco Borgani, come nel
San Francesco (Mantova, Palazzo Ducale) e, con un taglio quasi identico, nella Madonna del Rosario con san Giovannino (Borgoforte, parrocchiale). La tipologia delle figure richiama modelli e atteggiamenti fettiani: la Vergine ricorda l'Artemisia; il Bambino si ritrova nei putti alati di cui uno dei fregi con imprese di collezioni private mantovane e il san Carlo è ripreso nel dipinto di Hampton Court e nel san Pietro martire dello Sposalizio di santa Caterina di Vienna. La datazione può cadere al 1616-1617, in una fase caratterizzata dalla forma "dolcemente soffice, morbida e sfumata" (Safarik) di impronta rubensiana, realizzata con pennellate larghe, impasto corposo e colori liquidi e delicati. Si segnala una copia parziale, probabilmente del tardo Seicento, nella chiesa parrocchiale di Vho, presso Piadena: mancano il sant'Anselmo e la veduta di Mantova.


Renato Berzaghi


Tratto da Eduard Safarik (a cura di) Domenico Fetti 1588/89 - 1623, Milano Electa 1996, pp. 162-164.

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