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Anteprima Museo
L'anacoreta
Lanfranco Frigeri (detto Lanfranco)
1945 - fusione in bronzo - inv. 363
Il pittore e scultore Lanfranco Frigeri nasce a Quingentole, piccolo paese dell'Oltrepò mantovano, nel 1920, figlio d'arte, infatti il padre Mauro era scultore. Compie gli studi al liceo artistico e all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 1940, con l'entrata in guerra dell'Italia, è chiamato alle armi e combatte sul fronte greco, finendo prigioniero. Alla fine del conflitto torna a frequentare l'Accademia, sotto la direzione di Giacomo Manzù. Le sculture segnarono l'avvio della carriera artistica di Lanfranco, fra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta egli s'impose all'attenzione proprio per la sua opera scultorea, conquistando anche importanti riconoscimenti: nel 1950 vince il concorso per una formella bronzea per una porta del Duomo di Milano e per la realizzazione della statua del beato Michele da Carcano, da porre su una guglia della facciata. Nel 1951 la sua scultura Il sabbiaiolo del Po partecipa al Premio Suzzara d'arte contemporanea e viene scelta come simbolo dell'esposizione. Nel 1955-56 realizza la statua di San Giovanni dell'Apocalisse per il Cimitero Monumentale di Milano, e riceve elogi dallo scultore britannico Henry Moore.
Lo stesso Lanfranco spiega il lavoro di scultore come quello di chi deve orientare il pensiero agli "archetipi". L'autore sostiene: "Vi è un'arte rassicurante fatta di figure, paesaggi, impressioni di colore o concetti di realtà. Ma vi è un'altra arte inquieta e irrazionale che si presenta sconosciuta ed è sempre accompagnata da pericoli, specialmente quando varia ed esce dagli schemi e chiede una strada diversa. La ricerca dell'inesplorato archetipo che è dentro di noi. L'archetipo ancestrale che risale alla notte dei tempi e che giace nella coscienza collettiva degli uomini. Questa rinasce quando si entra volutamente nella nube della non conoscenza, quella cercata dai mistici per il contatto e la scoperta di messaggi e visioni inconoscibili". (dall'intervista rilasciata ad Eristeo Banali, curatore della mostra Lanfranco surrealista - Il tempo della scultura, tenutasi presso la Galleria del Premio Suzzara nel 2006).
L'anacoreta realizzato nel 1945 e conservato al museo diocesano corrisponde perfettamente alla sua formazione giovanile. Lanfranco nello studio del padre scultore sfogliava riviste illustrate con riproduzioni di Klinger e Boklin. A queste prime intuizioni si innestarono in seguito le riflessioni sulla pittura ferrarese, in particolare del Cossa, del Dossi, e del Tura, senza trascurare le mistiche larve del Greco che in questa opera sono evidentemente citate nel loro avvitarsi verso l'alto, contorte in maneggi quasi metallici. Lanfranco si definisce artista dell'irreale, non del surreale come invece spesso la critica più superficiale sostiene. L'affermazione è tanto perentoria quanto precisa: indica una volontà, una direzione netta che procede dal fantastico e non dall'inconscio. Al di là delle somiglianza stilistiche con i maestri Dalì e Magritte, qui lo stacco dal suolo era ed è finalizzato al volo nella fantasticheria visionaria, libera da ogni dettato persino dai principi del surrealismo. Lanfranco ha mantenuto sempre fedeltà alla propria impostazione artistica poiché quando i canoni di mercato dettavano il realismo lui ha optato per l'irreale, opponendosi poi all'onda informale con tecnica e manierismo. Il realismo con i suoi caratteri sociali, con l'enfasi della cronaca e del quotidiano, non attraevano Lanfranco votato a una proiezione oltre la realtà, né d'altro canto si sentiva attratto dalle proposte informali perché esse pregiudicavano ogni apporto narrativo, ritenuto dall'artista fondamentale.
Le opere degli anni sessanta sono invece prevalentemente pittoriche: i temi predominanti sono l'eros, la femminilità, la caducità delle cose umane. In questo periodo ritrae anche molti importanti personaggi, tra cui lo scrittore Dino Buzzati e l'industriale Vittorio Valletta: sono i cosiddetti ritratti psichedelici. Fondamentale, sia negli esordi scultorei sia nella pittura, rimarrà sempre l'interesse per i temi sacri della religione cristiana.
Bruno Cavallaro
Bibliografia: A. Sartori (a cura di) Artisti a Mantova nei secoli XIX e XX, vol. IV, Mantova 1999, ad vocem "Lanfranco"; R. Casarin "Lanfranco Frigeri" in Z. Birolli (a cura di) Arte a Mantova 1900-1950, Milano 1999; C. Rizzi Lanfranco realtà di una storia inverosimile, Mantova 2000; E. Banali (a cura di) Lanfranco surrealista - il tempo della scultura, Suzzara 2006.
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