Museo Francesco Gonzaga


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Baglione_Risurrezione

Anteprima Museo

Giovanni Baglione (circa 1566-1643)
Risurrezione
Olio su tela (due lacerti), 1603

Di recente, l'ultimo soprintendente di Mantova, Filippo Trevisani, ha ritrovato presso la basilica palatina di Santa Barbara due tele con angeli, tra i quali uno tiene una palma e un altro una corona d'alloro, frammenti di una più grande pala d'altare raffigurante la Risurrezione di Cristo. I dipinti, ricuperati e restaurati, sono stati presentati nel Palazzo Ducale di Mantova per la IX Settimana della Cultura (2007) e destinati quindi al Museo Diocesano. Trevisani vi ha riconosciuto la mano di Giovanni Baglione in una fase ancora "caravaggesca" e suggerisce l'affascinante ipotesi che i due lacerti, giunti a Mantova in circostanze ancora oscure, abbiano fatto parte della discussa pala d'altare eseguita nel 1603 e destinata alla Chiesa del Gesù a Roma. Come riferisce lo stesso Baglione si trattava di una grande pala d'altare (35 x 20 palmi romani, corrispondenti a circa m 8 x 4,50), commissionatagli dal padre generale dei gesuiti Claudio Acquaviva. Il dipinto godette di una certa celebrità, se non altro per le malevoli critiche espresse dai pittori dell'epoca, tra i quali Caravaggio e Orazio Gentileschi, che furono querelati e processati per aver diffuso poesie diffamatorie sull'opera. Il "quadro del processo" verso il 1622 fu tolto dal suo altare, nel transetto destro, per una nuova dedicazione al santo gesuita Francesco Saverio, in seguito celebrato da una pala d'altare di Carlo Maratta. Del dipinto si persero quindi le tracce.
Le evidenti differenze tra le tele mantovane ed il bozzetto per la pala perduta, certamente del Baglione, conservato al Louvre e prestatoci nell'autunno del 2008, differenze riscontrabili soprattutto nelle pose degli angeli, potrebbero testimoniare l'elaborazione del tema della Risurrezione da parte del pittore, che risulterebbe anche da altri disegni di Baglione (Londra, British Museum; Parigi, già galleria Paul Prouté) con variazioni nelle figure, ma già da tempo messi in relazione dalla critica con la scomparsa pala dei gesuiti.
La formazione di Giovanni Baglione avvenne nell'ambito del tardo manierismo; estesa fu la sua attività nelle fabbriche di papa Sisto V (Scala Santa, Biblioteca Vaticana, Laterano); seguì una fase naturalistica, con l'adesione precoce alle novità caravaggesche (
Amore divino per il cardinal Giustiniani, ora a Berlino), subito interrotta in seguito alle vicende giudiziarie. L'eclettico orientamento successivo, tra ricordi manieristici, classicismo o spunti naturalistici, appare irrigidirsi nelle tematiche controriformiste. Di prestigio furono sempre le sue commissioni, tra cui una pala (perduta) per San Pietro che gli procurò il titolo di Cavaliere di Cristo, affreschi nella cappella Paolina in Santa Maria Maggiore e opere per Spoleto, Perugia, Loreto, Savona e diverse chiese romane. Importante è anche la sua opera letteraria: in particolar modo scrisse le biografie dei pittori suoi contemporanei.
Baglione ebbe continui rapporti con i Gonzaga e con Mantova. Per Ferdinando Gonzaga, cardinale a Roma e duca a Mantova dal 1613, aveva dipinto due serie di dipinti raffiguranti
Apollo e le Muse, una delle quali, donata alla regina di Francia Maria de' Medici, è giunta fino a noi, seppur priva di Melpomene e si conserva nel museo di Arras. A Mantova soggiornò per quasi due anni, nel 1621-1622, e diversi suoi dipinti sono elencati negli inventari gonzagheschi o sono citati nella corrispondenza ducale. Tra le opere eseguite per Mantova è stata identificata la bellissima Allegoria della Carità e della Giustizia di Hampton Court (1622), mentre in una collezione privata si conserva una Santa Caterina databile ai primi anni del Seicento.

Roberto Berzaghi


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