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Anteprima Museo
Il Buon Pastore
statuetta in avorio
Inv. 88; h. 23 cm
Bottega Indo- portoghese (Goa ?); XVII-XVIII secc.
Con il Rinascimento, tra i centri extra- europei per la produzione dell'avorio viene alla ribalta Goa, perno commerciale della costa Occidentale dell'India che in seguito della conquista definitiva da parte del Portogallo nel 1510 e su incentivo dell'azione degli ordini religiosi missionari -prima i Domenicani e i Francescani, poi i Gesuiti e gli Agostiniani-, vede svilupparsi una fiorente scuola di intagliatori locali che si esprimono in formule rigidamente codificate sino al XIX secolo.
Tra i temi prediletti è quello del Cristo rappresentato come Buon Pastore addormentato e seduto a gambe incrociate sulla cima di una montagna. In queste statuette allegoriche, secondo la trasparente simbologia della Fontana della Vita, subito al di sotto del Buon Pastore, è intagliata una sorgente (sgorgante generalmente da un mascherone) con ai lati la Vergine e Giuseppe, mentre alla base si nota una grotta con una figura femminile, talvolta raffigurante Maria Egiziaca, piuttosto che la Natività, o la Maddalena penitente, prevalentemente rappresentata semidistesa nella posizione tipica dell'iconografia secentesca; un'altra variante può invece prevedere la raffigurazione di un grosso cuore, rinviante agli agostiniani e all'ambito contro-riformato. Come nel nostro caso, sul retro della montagna sono presenti dei grossi fori che servivano per l'inserimento di spine ornamentali ramificate, disposte a formare una specie di corona.
L'iconografia della statuetta, con il Buon Pastore raffigurato a gambe incrociate, addormentato e con il capo reclinato, rappresenta un momento di incontro sincretico tra la cultura occidentale e quella orientale. Non trova infatti riscontro in ambito occidentale, ma ha riferimento in immagini delle divinità orientali, con rinvio a una rappresentazione delle incarnazioni del Buddha, il Bodhisattva Maitreya, caratterizzato da una posizione seduta ad occhi chiusi; è stata ad ogni modo anche ravvisata la somiglianza con il dio Yima, il pastore della mitologia dell'Avesta e anche una connessione con la figura di Krishna.
La datazione di questi prodotti risulta difficile, essendo realizzati nel corso del tempo in modo sempre uguale, così come non facile appare l'esatta localizzazione delle botteghe. Piuttosto recentemente è stata anche avanzata l'ipotesi che questo genere di oggetti possa essere stato eseguito presso le missioni domenicane lungo la costa indiana del Coromandel.
Un esemplare contiguo stilisticamente al nostro è nel Museo Nazionale di Ravenna, assegnato al XVII- XVIII secolo, ma moltissimi risultano i pezzi in diversi Musei e Collezioni. Tra quelli in Italia si segnala l'esemplare ai Musei Vaticani e i tre nelle collezioni di Arte Applicate del Castello Sforzesco di Milano, mentre per le raccolte straniere, si può ricordare la statuetta alla Walter Art Gallery di Baltimora.
Paola Venturelli
Riferimenti bibliografici: P. Venturelli, Raffinatezze in avorio, in "Antiquariato", 339, luglio 2009, p. 79.