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Le Croci pettorali concesse da Maria Teresa d'Austria (1771-1776).
Le croci per i canonici di Santa Barbara
La Basilica di Santa Barbara fu edificata a partire dal 1562 per volontà del duca di Mantova Guglielmo Gonzaga. Con l'annessione del ducato mantovano all'impero asburgico del 1707, pur conservando l'indipendenza dall'autorità vescovile e le antiche prerogative liturgiche, divenne basilica arciducale, ma vide esaurirsi il legame diretto ed esclusivo con una corte sovrana che fosse stabilmente residente presso il Palazzo Ducale. La chiesa divenne così il teatro privilegiato delle cerimonie religiose pubbliche organizzate dai rappresentanti imperiali. Nei primi decenni del '700, il Capitolo di Santa Barbara, pur avendo perduto il suo antico prestigio legato ai Gonzaga, venne comunque arricchito; nel 1738, infatti, l'abate riuscì ad ottenere dall'imperatore Carlo VI il possesso della ricchissima Prepositura di San Benedetto Po. I rapporti tra la basilica e il potere politico divennero critici a partire dalla seconda metà del secolo a causa delle riforme promosse dagli Asburgo. Con Maria Teresa d'Austria, la basilica fu costretta alla riduzione delle entrate e del patrimonio fondiario. Le fu risparmiata la soppressione proprio perché, avendo il titolo di basilica arciducale ed essendo istituzione di giuspatronato del sovrano territoriale, si garantì un legame privilegiato con la casa regnante. Le vicende storiche attraversate dalla Basilica di Santa Barbara nel corso del XVIII secolo si presentano come un fulgido esempio del rapporto ambiguo tra lo Stato e la Chiesa; se da un lato l'amministrazione austriaca procedette in modo lineare alla politica della soppressione degli enti religiosi, dall'altro, nei confronti del Capitolo di Santa Barbara tenne un comportamento diametralmente opposto.
L'abate Carlo Ramesini Luzzara Petrozzani inviò nel 1771 una supplica all'imperatrice Maria Teresa richiedendo un'onorificenza per i canonici della basilica arciducale. L'8 agosto dello stesso anno il conte Firmian, ufficiale del governo austriaco, rispose all'abate in modo affermativo richiedendo quindi la forma e l'impronto della croce. Immediatamente ne venne fatto il modello: la croce in oro e smalti era formata da 4 bracci uguali e decussati, sorretti da altrettante aquile, smaltate di nero e poste attorno ad un disco centrale, il tutto sormontato dalla corona imperiale. Per la parte anteriore, i bracci campiti in smalto rosso con il disco centrale recante il monogramma di Maria Teresa in oro su smalto bianco; per la parte posteriore bracci campiti in smalto bianco con gigli e palme verdi, mentre nel disco centrale la torre di santa Barbara in oro su smalto bianco. L'oro, la corona imperiale, nonché il colore rosso ed il monogramma "MT" riconducono all'imperatrice Maria Teresa. Le quattro aquile nere, invece, alludono allo stemma del casato gonzaghesco caratterizzato da tale rapace simbolico e ricordano in modo specifico il duca Guglielmo Gonzaga che fu il fondatore della basilica. Il colore bianco, i gigli della purezza, le fronde di palma dei giusti (iustus ut palma florebit) e l'emblema della torre sono tutti simboli della verginità e del martirio di Santa Barbara. Al modello e alla descrizione dell'onorificenza venne allegata anche la richiesta di conferma di tutti i privilegi e di tutte le prerogative che la basilica godeva fin dalla sua fondazione. In particolare il capitolo di santa Barbara ambiva di rinnovare l'esenzione all'obbligo di partecipare alle processioni diocesane. In attesa di una risposta positiva da Vienna, il clero di santa Barbara si rifiutò caparbiamente di partecipare alla processione del Corpus Domini per non costituire un precedente e, dunque, perdere l'autonomia che lo separava dalla chiesa diocesana. La concessione richiesta giunse da parte dell'autorità politica solo nel 1773. Il 28 aprile di quell'anno un decreto dell'imperatrice concesse all'abate, alle dignità e canonici del capitolo della basilica arciducale le croci sopra descritte; curiosamente, queste vennero indossate per la prima volta durante la processione del Corpus Domini dello stesso anno.
Le croci per i canonici della Cattedrale.
La politica asburgica della seconda metà del '700, in ossequio al giurisdizionalismo ecclesiastico, riconosceva nel vescovo il vertice supremo dei religiosi presenti nella provincia amministrata dallo stato. Egli così diveniva il principale referente dell'autorità politica in campo religioso. Così a Mantova nel 1776 l'imperatrice Maria Teresa volle concedere parimenti ai membri del Capitolo della cattedrale un'onorificenza simile a quella concessa ai canonici di Santa Barbara. Anche in questo caso si trattava di una croce d'oro smaltata d'azzurro da portarsi appesa ad un nastro di colore vermiglio. Le nuove croci pettorali, giunte da Milano a febbraio, furono portate la prima volta per la Pasqua di quell'anno.
D'altro canto, nel mese di luglio dello stesso anno, nonostante le onorificenze concesse, Maria Teresa pretese un maggior controllo sull'operato delle istituzioni ecclesiastiche, come mai era avvenuto prima: venne stabilita anche a Mantova la giunta per gli affari ecclesiastici che controllava i benefici vacanti e presiedeva all'osservanza degli exequatur (ovvero la concessione con cui lo stato permetteva o meno l'esecutività degli atti ecclesiastici sul proprio territorio).