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Girolamo Bedoli Mazzola (1500 - 1569)
Santa Tecla, 1552
Olio su tela, cm 180 x 160
Girolamo Bedoli Mazzola nacque a Viadana attorno al 1500 ma si educò alla pittura a Parma. Appena ventenne a causa della guerra tornò al paese d'origine assieme al celebre pittore Francesco Mazzola, detto il Parmigianino, di cui assunse il cognome dopo averne sposata una cugina. Il contatto con questo maestro del Rinascimento fu determinante per la sua formazione, il Bedoli era portato più verso i dipinti di piccolo formato ma non rifiutò le committenze per grandi cicli di affreschi sia presso il duomo di Parma sia presso Santa Maria della Steccata. L'incontro con la cultura mantovana e la scuola di Giulio Romano avvenne tardivamente con la realizzazione della Adorazione dei pastori come pala dell'altare maggiore della basilica monastica di San Benedetto Po, eseguita assieme a Fermo Ghisoni, uno dei primi allievi di Giulio, nel 1552. Nello stesso anno dipinse la Santa Tecla per il duomo di Mantova, sempre nello stesso decennio dipinse anche il grande ciclo degli episodi della vita dell'evangelista Giovanni per l'omonimo monastero femminile della città mantovana. Morì a Parma nel 1569.
Della tela raffigurante santa Tecla ne accenna il Vasari nella vita del Parmigianino; essa fu commissionata dal cardinale Ercole Gonzaga assieme ad altri dipinti, un ciclo unitario di dieci opere da eseguirsi entro le cornici costruite nelle cappelle laterali del duomo di Mantova. La nuova sistemazione interna del duomo risaliva al progetto di Giulio Romano del 1546 commissionatogli dallo stesso cardinale, la cui realizzazione fu proseguita da Giambattista Covo, prima, e da Giovan Battista Bertani, poi. Il dipinto risale al 1552, quando Bedoli era già in zona, perché impegnato dall'aprile dello stesso anno alla grande pala dell'Adorazione dei pastori, ora al Louvre, per la chiesa abbaziale di San Benedetto Po. La posa della santa ripete specularmente quella della Maddalena nella Pentecoste affrescata da Bedoli nel catino nord della Steccata di Parma, eseguita tra il 1546 ed il 1553, in particolare per la figura sinuosa e per l'accurato panneggio, come si può notare nel disegno preparatorio conservato presso la pinacoteca ambrosiana.
Santa Tecla di Iconio.
La santa martire che nei sinassari bizantini è detta proto-martire ed iso-apostola appartiene alla storia della chiesa apostolica del I secolo. Le fonti più antiche per ricostruire le vicende della sua vita sono frutto della fantasia di un presbitero dell'Asia Minore che aveva composto un romanzo fantastico sui viaggi dell'apostolo Paolo e sulla conversione della vergine Tecla della città di Iconio, così come riporta Tertulliano nel XVII capitolo del De Baptismo. Tale romanzo denominato Acta Pauli et Theclae è considerato parte degli apocrifi del nuovo testamento.
L'autore colloca il racconto nel quadro delle vicende narrate dagli Atti degli Apostoli: san Paolo in viaggio da Antiochia si ferma ad Iconio. Fuori dalla città gli era andato incontro il neofita Onesiforo con la sua famiglia. Accolto nella sua casa, Paolo vi predicò la parola di Dio sulla castità e sulla resurrezione. Una giovane vergine di nome Tecla, ascoltava le parole di Paolo dalla finestra della casa vicina e ne rimase affascinata. Tecla era promessa sposa di Tamiri, che, per la conversione della fidanzata si vedeva privato del prossimo matrimonio. Accusò quindi san Paolo presso il governatore della città, che lo condannò alla fustigazione. Tecla, su istigazione della sua stessa madre, venne condannata al rogo, ma una tempesta miracolosa e un terremoto le permisero di sfuggire al martirio. Riunitasi con Paolo, Tecla in segno di rinuncia al mondo si fece tagliare i capelli e lo accompagnò ad Antiochia di Pisidia, dove fu costretta a difendersi dalle insidie di un altro pretendente, il ricco Alessandro, il quale, respinto, la accusò presso il governatore. Questi la condannò ad essere divorata dalle belve. Durante lo spettacolo, che fu accompagnato dalle proteste delle donne della città per la condanna ingiusta, le belve si ammansirono e gli altri supplizi tentati non ebbero effetto per la protezione divina. Intanto la santa si era battezzata da sola, gettandosi in una grande vasca. Venne quindi liberata tra i festeggiamenti delle donne. Saputo che Paolo si trovava nella città di Mira, prese con sé dei giovani, si vestì da uomo e lo raggiunse: Paolo le rispose di andare e di insegnare la parola di Dio. Si recò quindi a Seleucia di Isauria dove morì martire e dove sorse il primo santuario edificato in suo onore. Secondo la versione romana della sua vicenda, Tecla, stabilitasi in una grotta, visse a lungo in eremitaggio radunando intorno a sé una comunità di donne che avevano seguito il suo esempio. Dopo 72 anni, quando la santa aveva ormai raggiunto l'età di 90 anni, i medici pagani della città, che avevano perso a causa dei suoi miracoli i loro clienti, ritenendola consacrata ad Artemide, mandarono degli uomini per violentarla, in modo che perdesse la protezione della dea. La santa sfuggì loro per intervento divino, scomparendo nella roccia. Visitò quindi miracolosamente il sepolcro dell'apostolo Paolo a Roma dove morì il 24 settembre, data della sua festa.
Riferimenti bibliografici: AA. VV., Bibliotheca Sanctorum, vol. XII, Tecla di Iconio ad vocem, Roma 1969; Mario Di Giampaolo, Girolamo Bedoli 1500 - 1569, Firenze 1997; Roberto Berzaghi, "Gerolamo Mazzola Bedoli - biografia" in AA.VV., Pittura a Mantova dal Romanico al Settecento, Milano 1989.