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Anteprima Museo
Orafo della Germania meridionale (attr.)
Gioiello con monogramma del Nome di Gesù
1562
Oro, in parte smaltato, diamanti, rubini, opali, perle; 7,5 x 6,8
Provenienza: Mantova, Basilica di santa Barbara
Presumibilmente donato dal duca Guglielmo Gonzaga alla Basilica Palatina di santa Barbara, era in origine un pendente, appartenente alla tipologia detta 'Jesus', come indica il monogramma del nome di Gesù in lettere gotiche (Iesus Hominum Salvator) che campeggia al centro del gioiello, in questo caso ottenuto dall'accostamento di diamanti tagliati in tavola, sormontato da una corona (realizzata con diamanti, rubini, smeraldi). E' sovrastato dalla raffigurazione a mezza figura del Padre Eterno benedicente (con il dettaglio raffinatissimo della mano destra mobile), mentre ai lati, in alto, sono rappresentati un uomo e una donna nell'atto di porgersi scambievolmente un frutto, più in basso si notano due putti e, al di sotto, due cavalli impennati, ai lati di un mascherone. Al tergo il monile presenta invece Mosè, sia mentre spezza le tavole della Legge alla vista degli Ebrei che danzano attorno a vitello d'oro, sia (nell'angolo superiore a destra) mentre riceve le tavole, due raffigurazioni tratte da due incisioni del celebre Bernard Salomon, eseguite per la Bibblia di Jacques de Tournes (Lione 1554). Nell'esergo compare la scritta EXODI XXXII e, al di sotto, la data '1562'. Si è pensato possa essere giunto a Mantova nel 1562 come regalo per il battesimo del figlio del duca Guglielmo Gonzaga, Vincenzo, in occasione della posa della prima pietra della Basilica palatina, da parte degli zii Alberto V di Baviera e Anna d'Austria, sorella di Eleonora, moglie di Guglielmo e in quell'occasione adattato a fermaglio per piviale. Già ritenuto erroneamente opera di Benvenuto Cellini, è stato correttamente connesso a un gruppo di altri simili gioielli realizzati con tutta probabilità da maestri della Germania meridionale, tutti caratterizzati dalla presenza di lettere o monogrammi ottenuti con pietre preziose e profusione di smalti, come il pendente con al centro la lettera "C", trovato nella sepoltura di Caterina Sforza-Jagellona, regina d Svezia (Tesoro della Cattedrale di Uppsala), quello con la lettera "A", reperito nella tomba di Anna d'Austria, moglie di SigismondoII di Polonia (già nella collezione Czartorisky), o gli altri appartenuti ad Anna di Sassonia (Grüne Gewölbe di Dresda), opere databili al 1550-60, avvicinate ai modi dell'orafo norimberghese Heinrich Hoffmann, attivo a Dresda fra 1555 e 1563. Corrispondenze sono state allacciate anche con la produzione dei disegni per gioielli di Hans Mielich, autore tra l'altro del codice illustrato dei monili di Alberto V di Baviera (ca. 1555), il Cod. icon. 429 (Monaco, Bayerische Staatsbibliothek) e affinità sono state rivelate con un'altro pendente recante anch'esso il monogramma IHS (Monaco, Tesoro della Residenza), pervenuto alla duchessa Anna di Baviera.. Forse eseguito in Germania del Sud, potrebbe essere stato un dono del duca Francesco Gonzaga (morto nel 1550) a Caterina d'Austria, che mariterà nel 1553 Sigismondo di Polonia.
Riferimenti bibliografici: I. Toesca, in Tesori d'arte nella terra dei Gonzaga, Milano 1974, p. 60, n. 2; P. Venturelli, in Gonzaga. La Celeste Galeria. Le raccolte, a cura di R. Morselli, catalogo della mostra Mantova 2002, Milano 2002, scheda 118, pag. 304