Museo Francesco Gonzaga


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luglio09

Giovanni Bellavite (Verona 1739- Mantova 1821)
Servizio di ampolline, 1776
Argento sbalzato, cesellato e dorato (vassoio: 22x35,5; ampolline: 15x 11 ø base)
Punzone: SIC; Sacro Vaso; Giglio araldico

Con un calice d'oro, conservato nella chiesa di san Pietro in Cattedrale, le ampolline e il vassoio vennero commissionati a Giovanni Bellavite nel 1776 dal vescovo di Mantova Giovanni Battista de Pergen (1770-1807). Caratterizzato da forme morbide e briose di gusto rococò, solo leggermente frenate dalle rigorose istanze classiciste, il servizio di ampolline si distingue per le due prese sul coperchio rispettivamente a forma di una fonte (per indicare il contenitore dell'acqua) e di un grappolo d'uva (sul contenitore del vino). Sia le ampolle che il vassoio recano il punzone del Giglio Araldico, simbolo della bottega di Giovanni Bellavite, accompagnato dal Sacro Vaso (la pisside) e dalle lettere SIC (Sanguinis Iesus Christi), caratterizzandosi cioè per la presenza del sistema tripunzonale, entrato in vigore a Mantova nel 1661 per la certificazione degli argenti.
Figlio dell'orafo veronese Girolamo, dopo aver appreso i primi rudimenti presso la bottega paterna, tra il 1764 e il 1766 Giovanni si trasferisce a Roma, per completare il suo apprendistato. Nel 1766 risulta a Mantova, città dove si stabilisce definitivamente nel 1770, anno in cui si iscrive all'Arte degli Orefici. Con lui è il padre Girolamo che già nel 1743 aveva ottenuto la cittadinanza mantovana per sé e la sua discendenza, in seguito al prestigio del suo lavoro. Nella città lombarda Giovanni compirà una brillante carriera. Argentiere Reale, titolo onorifico concessogli nel 1772 da Ferdinando Carlo d'Asburgo, Governatore della Lombardia Austriaca, per il quale realizzò un perduto servizio da cioccolata lavorato in oro a tre colori, fu tra l'altro attivo ripetutamente per conti d'Arco, per la cattedrale di Mantova (anche in qualità di bronzista), per Palazzo Te e per la Compagna del Santissimo Sacramento di Castel Goffredo, esercitandosi anche nella didattica, in veste di professore d'Ornato e di Plastica presso l' Accademia di Belle Arti. Il 15 ottobre 1788, proprietario di una bottega avviata, con cinque lavorante e tre garzoni, chiuderà la sua attività di argentiere, per dedicarsi a quella di bronzista e all'insegnamento. Il 30 agosto 1787, nell'ambito delle riforme per la soppressione delle corporazioni artiere, sostituite dalla Camera Mercantile, era stato nominato Delegato degli Orefici, carica che portò avanti sino al 1791.


Paola Venturelli


Riferimenti bibliografici: L. Bosio, in Tesori d'arte nella terra dei Gonzaga, catalogo della mostra Mantova 1974, Milano 1974, Scheda n. 125, p. 102; S. Carnevali, F. Negrini, Giovanni Bellavite argentiere in Mantova, in Civiltà Mantovana", n. 21, Mantova 1988, pp. 54 ; F. Rapposelli, Scheda n. 11, in D'Oro e d'Argento. Giovanni Bellavite e gli Argentieri mantovani del Settecento, a cura di F. Rapposelli, catalogo della mostra Castel Goffredo 2006, Verona 2006, p. 92; Gli Statuti dell'Arte degli Orefici di Mantova (1310-1694), a cura di D. Ferrari, P. Venturelli, Mantova 2008


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