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Benedetto Pagni (1504 - 1578)
San Sebastiano, 1559
Olio su tela 310x175
Firmato "BENED. PAGNUS PISCIEN. ARCHIT."
Pagamenti (1559) dei fratelli Antonio e Jacopo Boldrini, che riferiscono a Benedetto Pagni un'ancona in San Barnaba per la loro cappella (Archivio Storico Diocesano di Mantova, Capitolo della cattedrale, vol. ms. Boldrini, 1475-1602, fal. 89), sono da associare con estrema probabilità al San Sebastiano proveniente appunto dalla chiesa mantovana, sebbene non risulti la sua precisa collocazione: già ai tempi del Cadioli (1763, p. 72) infatti, forse a seguito della ricostruzione della chiesa attuata nel primo Settecento, il dipinto si trovava nell'annesso convento dei Servi di Maria. Anche per ragioni stilistiche la tela del Pagni è collocabile cronologicamente dopo il soggiorno toscano del pittore. Dell'educazione presso Giulio Romano rimane la posa del santo, simile a quella di Marte nel bagno della camera di Psiche; altri utili confronti si potrebbero proporre tra gli amorini della stessa stanza e gli angioletti, uno che provvede a tagliare la lunga fascia, che con elaborati grovigli lega San Sebastiano alla colonna, l'altro che con una mano pone una corona di fiori sulla testa del santo e tiene nell'altra le simboliche frecce. Tali derivazioni da Giulio non vengono tuttavia minimamente percepite, annullate non solo dall'estremo rigore della composizione calibrata in semplici rapporti, ma soprattutto dalla levigata materia pittorica priva di vibrazioni luminose, di una freddezza accademica che non può non derivare dal Bronzino e dalla cultura toscana di metà secolo. Nella scena dall'arredo ridotto al solo volume cilindrico della colonna incidono in un gioco artificioso ombre nette che disegnano profili di membrature architettoniche,
come il capitello che si intuisce corinzio con l'arco che regge; enigmatico è il significato delle figure geometriche ai piedi del santo con la firma dell'artista seguita da una qualifica di architetto che non è confermata dalla storiografia. La stessa figura di San Sebastiano, un nitido nudo privo perfino dei segni del martirio, sembra sublimarsi in un'astratta simbologia, cui neppure la mosca dipinta sul piede sinistro, topos di perfezione mimetica, può restituire reale consistenza.
Roberto Berzaghi
Riferimenti bibliografici: Roberto Berzaghi "Benedetto Pagni" in AA.VV., Pittura a Mantova dal Romanico al Settecento, Milano 1989