Museo Francesco Gonzaga


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La scoperta delle armature.

Nel 1926 il dottor James Gow Mann, noto studioso di armi antiche ed assistente al conservatore della collezione Wallace di Londra, uno dei musei d'armi tra i più importanti al mondo, si incontrò a Firenze con il barone Charles Edouard De Cosson, altro esperto del settore, che gli riferì delle voci circa la presenza di armature risalenti agli inizi del XVI secolo presso il santuario mantovano di Santa Maria delle Grazie. Il de Cosson ipotizzava si trattasse di originali provenienti dalla battaglia di Marignano del 1515.
Mann si recò due anni dopo al santuario. Le armature vestivano diversi fantocci di cartapesta posti nelle nicchie dell'impalcata lignea eretta nel santuario da frate Francesco di Acquanegra nel XVI secolo. L'impalcata fu eretta per risistemare in modo ordinato i numerosi ex-voto che nel corso degli anni erano giunti al santuario. Con l'aiuto di una scala lo studioso inglese salì per compiere una prima ispezione. Poté constatare l'originalità dei pezzi che datò alla metà del XV secolo, quindi antecedenti di mezzo secolo rispetto alla sommaria valutazione del barone de Cosson.
Lo storico britannico elaborò così il suo primo studio che fu letto il 27 febbraio 1930 alla società degli antiquari di Londra. Il Museo Diocesano conserva il testo autografato dal Mann ed inviato al vescovo di Mantova Domenico Menna (per la sua traduzione, clicca qui). Lo studio evidenziava come le armature fossero composite, di vario tipo ed epoca e non corrispondessero alle legende poste sotto.
Per aderire alla richiesta del comitato della mostra gonzaghesca in allestimento a Mantova nel 1937, il vescovo Menna incaricò monsignor Luigi Bosio di procedere alla pulizia dell'armatura che era ritenuta essere del marchese Federico II. Essa rivestiva il fantoccio del duca di Mantova ed era posta in una nicchia alla cui base si ritrovava la seguente terzina commemorativa della battaglia di Pavia:

Co' soldati il Gonzaga il voto scioglie
salvo dell'arme del Tesino in riva
e al tempio dona le guerriere spoglie

Monsignor Bosio scoprì sopra una spallaccia, nascosto sotto densi strati di vernice scura e polvere il marchio dei Missaglia. Il marchio, composto dalla sillaba in caratteri gotici MY coronata e da due croci racchiudenti al piede la lettera M, corrispondeva sorprendentemente a quello posto sui capitelli della casa milanese sita in via Spadari, dimora dei celebri armaioli.
Nel settembre del 1937 Mann tornò al santuario e procedette alla pulitura delle armature per immersione in acqua bollente in una caldaia nel cortile del convento. Tolte dal bagno tutte le pezze difensive, emersero 39 marchi di armaioli milanesi del XV secolo: oltre ai Missaglia comparivano infatti anche altri artigiani, i Cantoni, mastro Biagio, i Maffioli, i Negroli, i Meraviglia, Cristoforo Capelli, i da Castello.
La prima preoccupazione nel ricomporre in modo adeguato gli insiemi fu quella di assemblare i pezzi della stessa epoca, specialmente quelli che portavano il marchio del medesimo armaiolo. La presenza di marchi diversi su una medesima armatura si presentava spesso dato che era molto praticato il subappalto ad un altro armaiolo quando il primo incaricato si trovava dinanzi una eccessiva mole di lavoro. Invece la presenza di un doppio marchio uguale soleva indicare la prova del tiro di balestra al quale l'armatura era stata sottoposta da ambo le parti.
La rarità di queste armature è dovuta al riciclo dell'acciaio di cui erano composte per i più svariati usi dopo che l'invenzione ed il miglioramento delle armi da fuoco le avrebbero rese inutili.
Mann tornò a far rapporto sulla eccezionale scoperta presso la società degli antiquari britannici il 10 marzo 1938 e questa volta la notizia ebbe un'ampia risonanza internazionale. A seguito di ciò infatti le tre armature più antiche vennero prestate per la mostra delle armi tenutasi a Firenze nel 1938. Dopo la seconda guerra mondiale le armature furono esposte in diverse mostre internazionali. Memorabile rimase quella tenutasi a Mantova a Palazzo Ducale nel 1974 sui tesori della terra dei Gonzaga, due anni dopo il restauro realizzato a Firenze. Una decina d'anni dopo, nel 1982, il grande studioso di armi antiche Lionello Boccia, ormai scomparso catalogò nuovamente gli insiemi, corresse qualche errore di assemblaggio compiuto prima e studiò con cura i particolari di ciascuna singola pezza.

Lucio Alberto Jasevoli


Riferimenti bibliografici: J. Mann "The Sanctuary of the Madonna delle Grazie, with notes on the evolution of italian armour during the XV century" in Archaelogia LXXX, Oxford, 1930; J. Mann A further account of the Armour preserved in the Sanctuary of the Madonna delle Grazie near Mantua. Oxford, 1938; L. Bosio "Le armature gotiche del Santuario della B.V. delle Grazie" in Corso di cultura artistica e storica regionale. Mantova, 1966; L. G. Boccia Le armature di S. Maria delle Grazie di Curtatone di Mantova e l'armatura lombarda del '400. Busto Arsizio, 1982; V. Posio Le armature delle Grazie tra storia e leggenda. Modena, 1991.

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