Museo Francesco Gonzaga


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Settimana della cultura 2009

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Settimana della cultura 2009
18 aprile - 26 aprile


VINCENZO CAMPI
(Cremona ante 1536 - 1591)
San Francesco riceve le stigmate
olio su tela, cm. 218x157
Firmato e datato in basso a sinistra:
VINCENTIVS CAMPVS CREMONENSIS FACIEBAT MDLXXIII.
Opera notificata con decreto del 7 giugno 2001


Della pala d'altare già in Santo Spirito

Il dipinto di Vincenzo Campi venne realizzato, come apprendiamo dall'iscrizione che compare sulla tela, nel 1573, per una chiesa ai nostri giorni non più esistente. Si tratta dell'unica opera dell'artista cremonese eseguita per la città di Mantova, e risulta essere un dipinto di notevole importanza non solo per la qualità pittorica, ma anche per il modello iconografico. Questo, infatti, ebbe una notevole fortuna, e ben illustra l'attenzione che il pittore intense riporre nei dettami della Riforma Cattolica, e in particolare alla luce della teorizzazione del cardinal Paleotti (secondo il quale il compito dell'arte era quello di "unire gli uomini con Dio, che è il fine della Carità"), sottolineando come l'immagine di San Francesco si adattasse all'esigenza della Chiesa di riformare il concetto stesso di arte. Come ricorda lo storico dell'arte Marco Tanzi, la pala mantovana si colloca "in una tipologia in qualche modo canonica, con l'immagine del santo inserita nel paesaggio e una accentuata dimensione patetica e penitenziale (…), una carica espressiva in sintonia con i precetti borromaici che punta la sua attenzione sui tratti emaciati e sofferenti, come in una sorta di estasi dolorosa, di tensione quasi insopportabile". L'artista, una delle figure più interessanti del secondo Cinquecento lombardo, ebbe, accanto alla pittura sacra "controriformata" anche un'attenzione alle scene di genere, abitate da popolani con talora volti grotteschi e donne sensuali e concrete. Nel San Francesco che riceve le stimmate di Mantova l'artista mostra attenzione anche alla pittura parmense del periodo, dimostrando di superare il linearismo tardomanieristico e la cultura cinquecentesca per immergersi nel clima della teatralità barocca. L'impianto del dipinto rivela suggestioni derivate dall'incisione eseguita da Cornelis Cort su disegno di Girolamo Muziano (stampa pubblicata da Antonio Lafrerj nel 1568), con l'unica sensibile eccezione della figura di frate Leone che appare in atteggiamento meditativo, staccato dall'evento sovrannaturale.


Opere derivate

L'importanza del dipinto consiste non soltanto nel nome altisonante dell'autore e nella qualità pittorica dell'opera, ma anche nel fatto di esser diventato un modello iconografico di riferimento che ebbe una certa fortuna. Una prima galleria di derivazioni e di copie è stata stilata da Renato Berzaghi nell'ormai raro volume Francescani e Francescanesimo in Lombardia. Storia e arte, cui si sono aggiunti altri riferimenti portati da Francesco Landolfi nel contesto del catalogo della mostra su Vincenzo Campi tenuta a Cremona nel 2000 e da Paolo Bertelli nel corso di altri studi. Il catalogo della fortuna iconografica vede, pertanto, almeno una decina di dipinti di identico soggetto (a volte, però, in controparte, segno della derivazione da incisioni). Una parte consistente si trova a Mantova o nella sua provincia: in Sant'Apollonia (Francesco Borgani), nella parrocchiale di Roncoferraro (Stefano Sanvito, 1595), nella chiesa di Castello di San Martino dall'Argine (bottega del Campi) e nel santuario di Grazie di Curtatone (Chiostro della Porta, affresco sulla prima arcata della parete nord). Una copia, dispersa, era, inoltre, nel convento cappuccino di Ostiglia. Altre versioni sono conservate nel Duomo di Guastalla (Re), nella chiesa di San Giacomo in Pianadetto di Monchio Delle Corti (Pr), a Castel Thun a Vigo di Ton (Tn), e nella chiesa del Crocifisso a Desenzano del Garda.

Dell'antica collocazione e dei seguenti spostamenti

Intorno alla collocazione originaria, anche in base alla data di esecuzione, la storiografia indica come probabile realizzazione per la chiesa di Santa Marta in Mantova, che, secondo Donesmondi, i padri Cappuccini avevano ricostruito proprio nel 1573, anno di realizzazione del dipinto. La chiesetta apparteneva ad un piccolo complesso conventuale nel quale i padri erano stati insediati da Guglielmo Gonzaga, duca di Mantova, nel 1559. Tra 1610 e 1611 viene eretta la chiesa dell'Immacolata Concezione, accanto al nuovo convento in parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio in Mantova. Il dipinto venne trasferito in quella nuova chiesa. In questo edificio religioso la pala d'altare dovette rimanere per quasi due secoli, fino alle soppressioni religiose volute dai francesi quando l'opera venne nuovamente trasferita, questa volta nella chiesa di Santo Spirito. Lo spostamento avvenne nel 1810, insieme ad altri due dipinti raffiguranti Sant'Antonio e San Fedele. Venne dapprima collocata al primo altare a destra, appena oltre l'ingresso della chiesa, ma già nel 1827 era stata posta al secondo altare, sempre in cornu epistulae. Il capolavoro del Campi rimase inserito in quell'altare per quasi un secolo e mezzo, venendo citato da MATTEUCCI nel 1902 e da MATTHIAE, nel 1935. Non è chiaro quando la pala venne asportata dalla chiesa di via Vittorino da Feltre. Sono state avanzate diverse ipotesi, ma un attenta lettura di tutte le fonti ci permette di stabilire che la sparizione avvenne dopo il 1953. In quella data, infatti, viene pubblicato un saggio di FERDINANDO BOLOGNA in "Paragone". Lo storico dell'arte descrive l'opera come ancora presente all'interno della chiesa di Santo Spirito: "Il 'S. Francesco che riceve le stimmate', infatti, oggi in S. Spirito a Mantova, firmato da Vincenzo Campi e datato 1573, e di solito non considerato dalla critica, offre l'argomento più plausibile per l'attribuzione…". E, nella nota 1, rammenta, oltre alla bibliografia pertinente il dipinto e ad un certo numero di copie: "L'opera (…) va identificata con quella citata dal Sacchi (Notizie pittoriche cremonesi, 1872, p. 92) nella chiesa di Sant'Egidio, alla cui Fabbriceria, infatti, il dipinto tuttora appartiene". Una testimonianza fondamentale per stabilire la proprietà del dipinto e dirimere la complessa vicenda giudiziaria degli ultimi anni.


Delle vicende recenti

Del grande dipinto si sono perse le tracce per alcuni decenni. Uscito post 1953 dalla chiesa di Santo Spirito, rimase in località sconosciuta fino all'anno 2000. In quella data, infatti, l'opera venne reperita da parte dei militari del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico in un'abitazione di Certosa di Pavia, venendo posta sotto sequestro nella locale caserma dei Carabinieri. Ne scaturì una lunga vicenda giudiziaria che, tra l'altro, vide una prima riassegnazione del dipinto al collezionista pavese. Questi, nello scorso ottobre, affidò la tela ad un'importante casa d'aste italiana per la vendita all'incanto. Vendita che non ebbe luogo in quanto l'opera fu nuovamente "bloccata" da parte dei Carabinieri del nucleo TPA di Monza e messa a disposizione del Gip del Tribunale di Milano sulla base della richiesta di sequestro preventivo avanzata da mons. Giancarlo Manzoli, Delegato Vescovile per i Beni Culturali della Diocesi di Mantova, e da don Alberto Bonandi, titolare della Parrocchia di Sant'Egidio in Mantova. La vicenda si conclude a fine marzo quando il dipinto viene definitivamente assegnato alla parrocchia di Sant'Egidio in Mantova, in quanto legittima proprietaria. Il Tribunale riconosce la pala di Vincenzo Campi come bene ecclesiastico: per questo motivo non sono valide le vendite precedenti né risulta possibile l'acquisto della proprietà mediante il possesso. La Curia di Mantova è stata rappresentata da mons. Giancarlo Manzoli, Delegato Vescovile per i Beni Culturali e Direttore dell'Ufficio per i Beni Culturali per la Diocesi di Mantova, assistito e difeso dall'avv. Carlo Binelli del foro di Mantova. Dal 19 aprile 2009, nel contesto dell'XI Settimana della Cultura, il dipinto viene esposto al Museo Diocesano "Francesco Gonzaga" in attesa del rientro nella chiesa di Santo Spirito.


Paolo Bertelli

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